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Slow Medicine: le parole della medicina che cambia

presentazione a cura di: Antonio Bonaldi - Presidente Slow Medicine

Multidisciplinarietà, pluralità dei linguaggi, lavoro d’équipe, imprevedibilità, integrazione tra discipline scientifiche, umanistiche e manageriali, sono alcuni dei fattori chiave della medicina d’oggi. Prenderne consapevolezza è il preludio per ripensare la gestione dell’intero sistema delle cure, oggi prevalentemente centrato su modelli lineari di tipo riduzionistico.

Siamo ben consapevoli che per avviare e sostenere un cambio di prospettiva ci vuole molto più di un nuovo dizionario. Intervenire sul lessico, però, ne costituisce la necessaria premessa. Le parole, infatti, acquisiscono significati diversi in ragione del contesto culturale entro il quale vengono utilizzate. Se a Londra "t’s raining cats and dogs", non mi aspetto certo di trovare gatti e cani spappolati lungo la strada! Dunque, poiché le medesime parole sottendono e veicolano concetti diversi, il primo passo per promuovere un cambiamento culturale consiste nel modificare il significato, le assonanze, le suggestioni delle parole attraverso le quali il contesto viene usualmente descritto e percepito.

Ma in che cosa consiste questo cambiamento? Per Slow Medicine consiste nell’affiancare al modello riduzionistico, oggi dominante, l’approccio sistemico. Cioè acquisire la consapevolezza che tutto quello che succede intorno a noi è interdipendente. Ciò potrebbe sembrare una banalità, un pensiero stravagante o un concetto mistico, ma questa percezione, se ben compresa, può cambiarci la vita e non solo quella professionale. In pratica significa riconoscere che la realtà non è solo l’espressione delle proprietà dei singoli elementi di cui essa è costituita. Essa è la manifestazione dell’invisibile substrato di relazioni entro cui siamo avvolti e attraverso il quale il mondo è nato ed evolve. Gregory Bateson direbbe: la colla che tiene insieme le stelle e gli anemoni di mare, le foreste di sequoie, le commissioni e i consigli umani.

Questa fitta rete di relazioni è costituita da sistemi. Essi sono ovunque, basta saperli riconoscere. Cellule, organi, esseri viventi, organizzazioni sociali sono esempi di sistemi, la cui particolarità è quella di non poter essere indagati isolando gli elementi di cui sono costituiti. I sistemi, infatti, funzionano come un tutt’uno e rompendo le relazioni vengono meno anche le loro proprietà. Spostare l’attenzione dagli oggetti alle relazioni è un accorgimento che acuisce la percezione dell’unità delle cose, ci fa prendere atto che una quota di incertezza è ineliminabile, ci aiuta a tener conto dei diversi punti di vista, ci invita a diffidare delle verità assolute e a utilizzare il tempo come un’opportunità per riflettere, non per fare più cose. È in questa prospettiva che ho aderito volentieri all’invito di CINEAS di partecipare al Tavolo Assicurazione e Sanità 2.0 ed in particolare al gruppo di lavoro sulla comunicazione medico-paziente. La comunicazione tra medico e paziente, infatti, non va intesa semplicemente come il trasferimento di informazioni e di conoscenze, ma esige l’instaurarsi di una relazione biunivoca entro la quale si incrociano preferenze, valori, emozioni e attraverso la quale si producono aspettative, desideri, propositi, scelte. In questo caso adottare l’approccio sistemico significa rendersi conto che il malato è più dei suoi sintomi e che il corpo non è solo una macchina da riparare. Paziente, medico, contesto di cura sono un tutt’uno inseparabile che dobbiamo imparare a riconoscere e salvaguardare. Le emozioni, la paura, l’amore, la gioia, i valori, l’etica, le espressioni artistiche, non appartengano al mondo scientifico, ma sono cose reali che possono salvarci o rovinarci la vita. La scienza ci consente di individuare e mettere in atto gli interventi utili per mantenerci in buona salute o per riparare gli organi malati, ma non ci aiuta a discernere tra i valori, non giudica cosa sia bene o male, non ci indica le priorità. Solo dall’incontro tra scienza e umanesimo si può instaurare un autentico rapporto di cura tra medico e paziente.

Sul piano gestionale e nelle attività di miglioramento della qualità e della sicurezza delle cure, l’approccio sistemico ci consente di considerare le organizzazioni come sistemi complessi che generano e si innovano attraverso strutture virtuali basate sull’interscambio di significati condivisi. Tali strutture sono l’espressione della cultura organizzativa, cioè il substrato di valori, aspettative e credenze entro cui le organizzazioni sociali si riconoscono e si sviluppano. La formazione di chi occupa posizioni dirigenziali, dovrebbe quindi prevedere non solo lo studio di modelli manageriali di stampo tayloristico, ma anche l’approfondimento delle discipline che riguardano il funzionamento dei sistemi complessi, lo sviluppo della persona e il suo modo di comunicare, di cooperare e di agire con lealtà e senso etico.

Evidentemente questa nuovo modo di affrontare i problemi induce rilevanti effetti sulle parole di uso quotidiano. Conoscenza, cura, efficacia, fiducia, incertezza, informazione, innovazione, ricerca, salute, tempo, variabilità, … devono risuonare in modo diverso, richiamare nuovi concetti, stimolare nuove associazioni, evocare nuove prospettive. Il dizionario non è la summa del sapere. Esso è solo la mappa tenue e provvisoria di alcuni percorsi in un territorio non solo largamente ignoto, ma labile e provvisorio esso stesso. Un territorio tutto da scoprire, attraverso percorsi insoliti e con compagni di viaggio curiosi, leali, appassionati.

Sono convinto che l’iniziativa di CINEAS, attraverso lo specifico gruppo di lavoro, possa dare un importante contributo in questa direzione. Come ben sappiamo, la strada per un cambiamento culturale è lunga e tortuosa ma ogni viaggio inizia sempre con il primo passo che potrebbe proprio coincidere con il diverso significato da attribuire alle parole.

Slow medicine: Le parole della medicina che cambia. Il pensiero Scientifico Editore, 2017

Articolo pubblicato su CINEAS: https://www.cineas.it/slow-medicine-medicina-che-cambia


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